Ciclope - Una notte l'inferno - 30 Aprile 2010 - Greenfog records

UNA NOTTE L'INFERNO - 30 APRILE

Il 30 Aprile 2010 esce nei negozi Una notte l'inferno (Greenfog records - Venus distribuzione).

«Una notte l'inferno è la cronaca della realtà nuda e cruda, un mondo buio, cattivo, distante, fatto di notti insonni e di solitudine. Fatto di "mostri", quando i mostri siamo noi stessi.

Un un viaggio nell'intimità dei sentimenti peggiori, nel voyeurismo di massa e nelle emozioni che isolano invece che unire»




ciclope su facebook

ciclope su myspace

Il 3 Maggio in esclusiva su Rockit è uscito il video del primo singolo: Una notte l'inferno.
Il progetto e le animazioni sono state realizzate da toyshirt.it.

RECENSIONI

MAGGIO 2010 - ROCKIT

Tra Padova e Venezia, dalle ceneri degli We Were On Off nascono i Ciclope, preventivamente classificabili come band dalle sonorità noise tout court, giunti così all'esordio per Greenfog Records.

Parlerei piuttosto di rumorismo, in un'accezione concettualmente più estesa e trasversale. Dissonanze e atonalità ad ogni angolo, quindi, come nella conturbante "Quando Eravamo Giovani", dove ad orecchie più svezzate non sfuggiranno certe sfumature ottantesche, ovvero similitudini con la rabbia vomitata dei Negazione più intimisti. Dei June Of 44, diremmo, in vacanza nel Bel Paese in "Una Notte, l'Inferno", cavalcata che sa toccare certe punte di una disperazione che definirei epica. Ancora schiumante paranoia suburbana per la corpulenta "Blu", tra gli episodi più ispirati del lavoro, con qualche richiamo al crossover nostrano a la Linea 77.

Sonorità varie, insomma, capaci di mettere insieme Il Parto delle Nuvole Pesanti ed estremismi d'oltreoceano, Slint e Shellac, o gargarismi per un recital della follia, questo disco racconta l'Italia a margine. Fugaziana nello spezzato la psicotica "Ti odio", ancora hardcore e riedizione seriale di violenza subita/imposta, mai troppo tardi per dirla, lezione su come valga sempre la pena ripetere la cosa giusta, quella che non passa mai di moda. Ma che semmai passa sulla moda.

A ribaltare quanto fin qui postulato in ordine a referenze forti - tra le quali come non includere Massimo Volume e Marlene Kuntz - va comunque apprezzata la forte personalità di una band che, ricordiamo, è nata da pochissimo. Brevità ed esaustività di concetti urlati, o un buon vecchio pugno nello stomaco..

Gioele Valenti

MAGGIO 2010 - GOOD TIMES BAD TIMES

TI Ciclope sono una band veneta, nata tra Venezia e Padova nel 2009. Il progetto prende subito velocità e si arriva presto alla registrazione del primo full-length, questo "Una Notte L'Inferno", per Green Fog Records, ottima etichetta ligure. La band spara un CD di potente noise rock senza troppe pretese, con sonorità potenti che quasi ricordano quelle del Teatro degli Orrori e degli One Dimensional Man (soprattutto in certi momenti come Blu e Una Notte L'Inferno, la title-track), tumefatto dalle botte prese ascoltando i Sonic Youth di quando erano talmente fighi da scrivere la storia di questo genere, e poi imbrigliati in Italia dai Marlene Kuntz, i CSI ed alcuni momenti più recenti come i Devocka o qualche altra band.

Ma c'è bisogno di un approfondimento migliore. "Ho sbagliato la rotta, o forse ho perduto coscienza di me", grida il frontman Igor Pajalich. L'album è compatto, omogeneo, senza troppe "deviazioni". Un unico blocco di granito che non si spezza per nessun momento diverso, senza penetrare mai negli abissi più "italiani" dell'alternative o menate varie. Solo Ciclope, noise e rock pestone che un po' l'ultimo CD dei Meganoidi aveva introdotto al popolo dell'Italia tagliata a metà da una linea che vede le band rockeggiare di più al nord. E la cattiveria di Quattro Passi Nel Delirio fa una mossa vincente in questa partita di scacchi.

I testi parlano di insonnia, solitudine, buio, inesorabili attese, assumendo quella veste intimista che tanto piace ai cantautori italiani anche quando decidono di arrotondare chiamando qualche artista di buon nome a fargli da band. I Ciclope però nascono come band e portano questo tipo di scrittura ad una dimensione più personale, creando brani molto interessanti, nonostante gli stereotipi noise non aiutino certo a collocare vicino ai Ciclope la parola "originalità" con coerenza (es. Quando Eravamo Giovani o Ti Odio, con il suo fumoso finale rallentato quasi dagli echi post-rock), ed è per questo che nonostante gli ingredienti possano risultare vagamente insipidi e catastroficamente "già sentiti" i brani trovano comunque una loro forza, profondamente radicata nella potenza della voce e della batteria, nel graffiante duettare di basso (a volte doppio) e chitarra (ottimo Leonardo Gatto in questo ruolo), l'incedere sempre molto "radiofonico", a loro modo, delle strutture dei pezzi.

I Ciclope sfornano un album a metà tra quello che vorremo sentire e quello che ci siamo già stancati di sentire, in ogni caso sparandoci nelle orecchie un tour de force di inesorabile noise che in Italia pochi sanno fare come si deve senza sforare nell'imitazione forzosa. Interessanti e con grandi possibilità di evoluzione.

Brizz

APRILE 2010 - FUORI DAL MUCCHIO

A nemmeno un anno dalla loro aggregazione, avvenuta fra Venezia e Padova, i Ciclope debuttano con un album: tredici pezzi per quarantacinque minuti di sonorità noise aperte a qualche influsso di vago sapore post-rock, con testi in italiano piuttosto tendenti al cupo.

Come recita un comunicato-stampa tutt'altro che prodigo di informazioni, "un viaggio nell'intimità dei sentimenti peggiori, nel voyeurismo di massa e nelle emozioni che isolano invece che unire".

Il tutto attraverso chitarre vigorose ma quando occorre più carezzevoli, ritmi ipnotici, alternanza di "pieni e di vuoti", voce che passa dalla declamazione solenne alle urla sofferte.

Funziona tutto benissimo, comunque, compresa la copertina e il video d'animazione firmati Toyshirt: è anche giusto, però, non omettere il "dettaglio"che durante l'ascolto viene da pensare a una versione più introspettiva e meno "politica" de Il Teatro degli Orrori: un dato oggettivo sul quale ha senso riflettere, al di là del fatto che ciò accada per influenza diretta o per riferimenti ispirativi comuni alle due formazioni.

Federico Guglielmi

APRILE 2010 - EXTRA MUSIC MAGAZINE

Come partire dal noise, inteso ovviamente come genere musicale, e arrivare ad un album che per molti risulterà quasi psicanalitico. Si potrebbe così riassumere l’epopea di"Una Notte, l’Inferno", debutto discografico per la Greenfrog Records dei Ciclope, formazione veneta recentissima ma dalle idee assai chiare.

Accantonate immediatamente qualsiasi aspettativa di rock fluido ed avvolgente e di accordi melodiosi: non è questo l’intento. I supporter del noise troveranno qui tutte le disarmonie e le atmosfere stranianti che gli sono tanto care, rielaborate in modo molto personale, grazie soprattutto alla voce graffiante di Igor Pajalich: a tratti (Blu ne è forse l’esempio più lampante) tende esageratamente al crossover italiano di largo consumo, vedi Caparezza o Linea 77, ma nel complesso riesce a trovare un suo stile. Leonardo Gatto e Francesco Bertiutilizzano spesso e volentieri il doppio basso creando ritmiche compatte, in cui irrompono le frustate della chitarra che rendono il loro sound nevrotico e aspro. Le tracce sono brevi e secche, ma alcune di esse ("Ad occhi chiusi", "Tre giorni", "Neurostroboscopic") presentano repentini cambi di ritmo, a spezzare un andamento che potrebbe altrimenti risultare monocorde.

Svettano su tutte la decadente title track e "Lo Farò Di Nuovo", dove i giri di basso ossessivi dei Ciclope si esprimono al meglio. I testi – acidi, crudeli, spietati - scavano inesorabilmente nella mente e nell’animo dell’uomo medio moderno, facendone a pezzi ogni piccolezza, ogni miseria. Arma a doppio taglio? Forse, dal momento che questa musica e soprattutto queste liriche scomode metteranno a disagio più di un ascoltatore, costringendolo a guardarsi dentro; per qualcuno risulteranno certamente sgradevoli. Ma dove sta scritto che la musica debba solo ed esclusivamente mettere l’ascoltatore a proprio agio?

Arianna Mossali

APRILE 2010 - SOUND MAGAZINE

La Greenfog Records è orgogliosa di presentare al pubblico un nuovo progetto di matrice sorprendentemente noise: I Ciclope. La loro nascita è da rintracciare verso la metà del 2009 lungo la strada tra Venezia e Padova. L’album d’esordio è più che altro un viaggio dove troviamo un’introspezione sincera fatta di poesie messe in musica, vibrati, strabordanti di dolore e risentimento.

Ecco cosa rimane delle nostre già labili certezze, quando… “Una notte l’inferno”, quinta traccia che da anche nome all‘album. Ci si guarda allo specchio e si vede un viso solcato dalla stanchezza (“Blu”). Quel che resta è il rancore, la rabbia e l’insofferenza per questa vita isterica e frenetica, che tanto ti da, ma altrettanto ti toglie.
I tormenti dell’anima sono come fantasmi che non riusciamo ad allontanare da noi. L’insoddisfazione per una vita vissuta nell’oscurità e nell’ombra, la voglia di morire che torna ogni notte. La realizzazione del pensiero che si sta invecchiando e che a trent’anni, in realtà, non si è giunti a nulla di buono e di concreto.(“Ad occhi chiusi“, “Valzer di pecore e numeri e molte altre). Spiazzante.

La voce, elemento fondamentale, è un urlo (non a caso per genere “noise” si intende proprio l’urlato, il rumore, i suoni un po’ più sporchi che risultano anche sgradevoli all’udito), un grido accompagnato da una forma strumentale semplice con chitarra e basso e niente di più. L’obiettivo è di far concentrare sulle parole che diventano l’unica cosa che conta, anche se le tematiche si rivelano a lungo andare un po’ pesanti con picchi catastrofici che sembrano un tantino forzati ma non finti.
La teatralità, intesa proprio come teatro, attori e palcoscenico, la fa da padrona. Buio, un cono di luce fioca illumina il centro della scena , una figura scura prende forma e grida il suo dolore a noi che guardiamo e siamo ombre immobili (una sorta di rimando all’Espressionismo, una corrente artistica che non a caso imponeva l’esternazione delle angosce, del dolore).

Da segnalare un vago sentore di Linea 77 in una dimensione meno commerciale e meno internazionale (le liriche sono tutte in italiano, senza influenze linguistiche estere), dal punto di vista del suono, non delle parole.
Per chiarire, l’album non è sicuramente percorso dall’ottimismo, vedere solo il male e trovarlo dappertutto è limitante e lo si realizza mano a mano che scorrono le tracce.
Sicuramente il risultato mette il gruppo in luce, visto che si distacca da tutto ciò che normalmente si è abituati ad ascoltare. Non un gruppo commerciale, non un gruppo tradizionale, un gruppo che speriamo mantenga la sua identità fino allo scioglimento, che come è ovvio, prima o poi (anche tra un milione di anni) arriverà.

Angela Mingoni

CONTATTI

PRESS
• Luca Guercio: press@greenfogrecords.com
• Fabrizio Gelli: f.gelli@greenfogrecords.com

BOOKING
Officina concerti: officinaconcerti@email.it